Come lavoro con te.

Non c’è algoritmo che sostituisca una domenica mattina a bordo campo. Ecco come funziona, dal giorno in cui ti vedo giocare la prima volta.

  1. Ti vengo a vedere.

    Non un video: la partita. Tornei, campionati giovanili, le segnalazioni della rete che ho costruito in dieci anni. Il video lo uso, ma come supporto. Certe cose — come reagisci a un errore, cosa fai quando la palla è dall’altra parte del campo — si vedono solo da bordo campo.

  2. Guardo oltre la partita.

    Quello che fai in campo dice molto, non tutto. Guardo la testa, il contesto in cui stai crescendo, il margine che hai davanti. Non sei la tua ultima partita.

  3. Prima parlo con i tuoi.

    Sempre, e prima di te. Non è una formalità e non è solo perché sei minorenne: se i tuoi genitori non si fidano di me, non riesco a fare bene il mio lavoro. La loro fiducia viene prima di qualsiasi firma, e resta la base di tutto quello che facciamo insieme.

  4. Ti accompagno, e a volte ti freno.

    Rapporti quotidiani con i club, trattative, un percorso costruito sui tuoi tempi e non su quelli del mercato. A volte vuol dire dirti di aspettare un anno, quando firmare subito sarebbe più comodo per tutti e due.

Sono raggiungibile ogni giorno, a qualsiasi ora.

Vale per te e per i tuoi. Non è uno slogan: è il motivo per cui le famiglie restano.

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