Chi sono.
Ho 38 anni e vivo a Milano. Non sono un ex calciatore. Sono arrivato qui quando il calcio femminile italiano era un mondo che quasi nessuno guardava davvero, e ho scelto di guardarlo bene.
Dieci anni dopo ne seguo venti, dai campionati giovanili alla Serie A, e il nord Italia è la mia zona. Ma il lavoro vero è quello che non si vede: le domeniche mattina a bordo campo a guardare una partita Under 15 che non interessa a nessuno, le telefonate con i direttori sportivi, i viaggi per andare a vedere una ragazza di cui mi hanno parlato bene.
Il risultato di cui vado più orgoglioso non è una firma: è aver accompagnato ragazze dalla Primavera alla Serie B, passo dopo passo, senza bruciare le tappe.
Il calcio femminile cresce in fretta. Il mio lavoro è far crescere le ragazze alla velocità giusta. La loro.